Se penso al primo giorno di scuola, quello che mi viene in mente è sicuramente il primo delle superiori, giorno che ricorderò per molto tempo. Dopo tre splendidi anni di medie, fare il ''salto'' non era così semplice come sembrava, vedermi crescere così velocemente forse non era così semplice come sembrava. Devo confessare che la notte prima avevo dormito meno del solito, dato che l'ansia e la preoccupazione erano riusciti a prendere il sopravvento anche sulla forte voglia di dormire che avevo tutta la notte. La mattina fu come al solito papà a svegliarmi che quando va di fretta, diventa più irritante di una sveglia. Ammetto di non essere riuscita nemmeno a fare colazione quella mattina perché mi sembrava di avere lo stomaco chiuso e arrivai nel cortile della scuola ben prima del suono della campanella, in uno stato d'animo che oscillava tra l'angoscia e l'euforia. Una volta entrata nell'atrio, dovevo chiedere informazioni a qualcuno o cercare in un qualche modo di orientarmi per trovare l'auditorium, dove tutti i ragazzi delle prime sarebbero stati assegnati nelle varie classi. Fino a qui tutto bene, almeno finchè non arriviamo sulla soglia della porta della classe. Improvvisamente sento un vuoto dentro, ma mi faccio coraggio, entro, mi siedo e mi guardo intorno. Osservo i miei nuovi compagni. All'inizio mi sento un pò spaesata fra tutte quelle voci e volti nuovi, e quella frenetica eccitazione da primo giorno di scuola. Gli altri ragazzi mi sembravano così sicuri di sè e per niente agitati, o forse ero io che mi preoccupavo troppo. I nuovi professori poi, alcuni con un' aria così autorevole, un pò mi intimorivano. Mi sembravano diversi dagli insegnanti delle medie, si rivolgevano a noi ragazzi in un modo un pò diverso, più distaccato, più severo. Ma forse era soltanto una mia paranoia, un mio delirio di persecuzione generato dal trovarmi in una situazione nuova. Ma sapevo che passati i primi giorni mi sarei subito ambientata. La scuola l'avevo scelta io e le materie non erano così diverse da quelle delle medie, anche se naturalmente i professori sarebbero stati più esigenti. Sapevo che si cominciava a fare sul serio e si iniziava a costruire il proprio futuro. Non ero più una bambina, mi stavo preparando ad entrare nel mondo degli adulti, e per mia fortuna, non avevo così paura.
Cara Marisunta,
RispondiEliminac'è qualche problema con i tempi dei verbi: se decidi di raccontare al presente, devi utilizzare il presente in tutta la narrazione; lo stesso vale se decidi di utilizzare il passato.
Quanto alle virgole, prima delle "e" la virgola non va messa.
La prof.