lunedì 23 gennaio 2012

''Il primo giorno di scuola''

Se penso al primo giorno di scuola, quello che mi viene in mente è sicuramente il primo delle superiori, giorno che ricorderò per molto tempo. Dopo tre splendidi anni di medie, fare il ''salto'' non era così semplice come sembrava, vedermi crescere così velocemente forse non era così semplice come sembrava. Devo confessare che la notte prima avevo dormito meno del solito, dato che l'ansia e la preoccupazione erano riusciti a prendere il sopravvento anche sulla forte voglia di dormire che avevo tutta la notte. La mattina fu come al solito papà a svegliarmi che quando va di fretta, diventa più irritante di una sveglia. Ammetto di non essere riuscita nemmeno a fare colazione quella mattina perché mi sembrava di avere lo stomaco chiuso e arrivai nel cortile della scuola ben prima del suono della campanella, in uno stato d'animo che oscillava tra l'angoscia e l'euforia. Una volta entrata nell'atrio, dovevo chiedere informazioni a qualcuno o cercare in un qualche modo di orientarmi per trovare l'auditorium, dove tutti i ragazzi delle prime sarebbero stati assegnati nelle varie classi. Fino a qui tutto bene, almeno finchè non arriviamo sulla soglia della porta della classe. Improvvisamente sento un vuoto dentro, ma mi faccio coraggio, entro, mi siedo e mi guardo intorno. Osservo i miei nuovi compagni. All'inizio mi sento un pò spaesata fra tutte quelle voci e volti nuovi, e quella frenetica eccitazione da primo giorno di scuola. Gli altri ragazzi mi sembravano così sicuri di sè e per niente agitati, o forse ero io che mi preoccupavo troppo. I nuovi professori poi, alcuni con un' aria così autorevole, un pò mi intimorivano. Mi sembravano diversi dagli insegnanti delle medie, si rivolgevano a noi ragazzi in un modo un pò diverso, più distaccato, più severo. Ma forse era soltanto una mia paranoia, un mio delirio di persecuzione generato dal trovarmi in una situazione nuova. Ma sapevo che passati i primi giorni mi sarei subito ambientata. La scuola l'avevo scelta io e le materie non erano così diverse da quelle delle medie, anche se naturalmente i professori sarebbero stati più esigenti. Sapevo che si cominciava a fare sul serio e si iniziava a costruire il proprio futuro. Non ero più una bambina, mi stavo preparando ad entrare nel mondo degli adulti, e per mia fortuna, non avevo così paura.

domenica 22 gennaio 2012

Coffee time. ♥


E bevendo come ormai tutti sapete il mio solito cappuccino, volevo soltanto dire che creare un blog è stato davvero divertente, ma soprattutto una novità in quanto non non ne avevo mai creato uno prima d'ora. Credo che sia stata un'idea davvero utile e carina, in quanto ci rende più semplice lavorare con ciò che ci piace fare di più, ossia interagire con il computer. Adesso però meglio staccare, altrimenti mi si raffredda il cappuccino u.u

Buona domenica a tutti. ♥

''Ci sono pomeriggi in cui..''

Ci sono pomeriggi in cui comincio a riflettere, a pormi domande, anche le più banali, ma che nel mio piccolo, diventano così complesse che nemmeno un filosofo dell'antica Grecia, nonostante tutta la sua sapienza, sarebbe in grado di darmi delle risposte. Certo, avere tanti dubbi è normale, avere tutte queste domande in testa fanno parte della crescita. Il vero problema forse è il non aver ancora trovato qualcuno capace di darmi delle risposte, capace di rassicurarmi, capace di restare anche solo ad ascoltare.
Poi, ci sono pomeriggi in cui sento improvvisamente un vuoto dentro, una tristezza che viene dal cuore, una tristezza di cui nemmeno io conosco la causa. Talvolta, penso che sia la mancanza di quella persona a cui io so di poter dare tutto l'affetto e l'amore del mondo, se solo avesse voglia di chiedermelo. So di essere la prima ad averne davvero bisogno, bisogno anche della più piccola attenzione che si possa dare ad una persona, bisogno di un abbraccio. So che può sembrare banale, ma a volte è il gesto più piccolo a fare la differenza, quello che può diventare un tutto indispensabile.
Ci sono pomeriggi in cui mi affaccio alla finestra, ma non per ammirare il paesaggio, ma perché sento il bisogno di guardare in alto, ammirare il celo. Alcuni mi dicono che se lo faccio, sarà perché sono una ragazza a cui piace sognare. Ed è vero perché ogni volta che alzo lo sguardo per ammirare la luna, le stelle, anche le nuvole grigie se ci sono, penso a tutto ciò che potrebbe accadermi di bello nella vita e a tutto ciò che potrei fare io per aumentare la probabilità che si avverino tutti i miei sogni.
Infine, ci sono pomeriggi in cui sono felice, felice di ciò che ho, felice delle splendide persone che mi stanno accanto, felice della vita. Allora afferro il microfono e comincio a cantare a squarciagola, finché mia madre non mi grida dalla cucina di abbassare il volume dello stereo.
Insomma, ci sono pomeriggi in cui mi rendo conto che durante il pomeriggio, sono proprio una tipa lunatica.